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Perché raccontare e ricordare ancora oggi la vicenda di

Joseph Goebbels?

Definito "il dittatore della cultura", fu senz'altro il principale artefice delle campagne di "arianizzazione": le sue armi non furono i fucili e le camere a gas, ma le parole, l'arte, i pensieri. Tramite la cultura - o meglio, una specie di "lavaggio del cervello" collettivo - trascinò un popolo in guerra e scatenò una delle persecuzioni più violente e inquietanti che la Storia abbia conosciuto.

Proprio per questo, allontanandoci con il passare degli anni dagli orrori della Shoah e della Seconda Guerra Mondiale, è fondamentale mantenere vigile l'attenzione. Nei nostri giorni che appartengono all'Era della Comunicazione, bombardati dai media e dalle suggestioni visive, è importante riconoscere i segnali degli stessi principi di cui Goebbels si fece portavoce e baluardo. La linea è sottile e bisogna restare in guardia, risvegliare la Coscienza e trasformare in Impegno concreto la Memoria.

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Nello scopartimento di un treno, un uomo e una donna.

Lui è Joseph Goebbels, Ministro della propaganda del Terzo Reich, uno dei più importanti e noti gerarchi nazisti. Lei, anonima, gli pone qualche domanda per conversare e trascorrere il tempo. Il dialogo si trasforma in una sorta di intervista non dichiarata e poi ancora in una confessione, da cui emergono le contraddizioni e la genialità di uno degli uomini più vicini ad Adolf Hitler. Nonostante gli onori, i prestigiosi titoli e il successo della sua missione culturale, anche per lui presto sarà la fine: la donna, il suo angelo della morte, lo accompagna giù dal treno...

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